Nolansmania

I FILM DI CHRISTOPHER NOLAN

Un seme. Un’idea fissa che consuma i personaggi, sull’orlo di un labirintico precipizio. La manipolazione del tempo che non è mai lineare. La memoria e la psiche come due elementi di una bilancia che oscilla perpetuamente, costantemente proiettata a nuovi possibili scenari futuri. Il cinema di Christopher Nolan unisce l’ambizione spettacolare analogica ad una revisione delle architetture e dei piani visivi in ottica cinematografica, unite su un piano emotivo e sentimentale. I suoi tormentati personaggi principali partono per un viaggio o innescano gli elementi centrali della narrazione rielaborando una perdita, un lutto, un abbandono. E devono trovare il sistema giusto per tornare dai loro cari, per non perdere qualcosa che il mondo ha perso di vista, l’amore. I suoi film sono dei film d’amore mascherati da film d’azione, dalla fantascienza, dalla guerra, dalla storia, dentro strutture focalizzate quasi sempre dentro i meccanismi del noir e del thriller. Ambienti e realtà oscure, dimensioni alternative dell’essere e dell’esistere, piani spazio-temporali sfalsati, scherzi della mente, elucubrazioni a rigor scientifico per guidare al viaggio dentro altri mondi possibili. Un cinema estremamente coinvolgente, dato anche dall’utilizzo sempre più massiccio della tecnologia Imax, originale, emozionale, contrariamente a quanto i detrattori “dell’algida freddezza” si ostinino a tagliare corto nella critica preventiva, senza analizzare. Gli attori che recitano per Nolan, gran parte dei più grandi attori del cinema contemporaneo (e delle generazioni appena precedenti), si dichiarano profondamente coinvolti nel processo creativo dello sceneggiatore e regista inglese e non a caso, danno sempre il loro meglio. Quella capacità di unire forme di spettacolo su larga scala a concetti filosofici e scientifici complessi, shakerandoli abilmente con una base di fondo sentimentale, sono un cocktail fortemente alcolico per chi vuole vivere esperienze cinematografiche profonde e immersive. Veri e propri trucchi di magia volti a manipolare la percezione dello spettatore medio, marchingegni che molti ritengono troppo arditi e “arroganti” ma che rivelano quanto un genio possa arrivare a unire artigianato e spettacolo di vaste proporzioni, mantenendo la propria integrità espressiva dentro produzioni e budget che solitamente non le possono permettere. Rivela la mentalità del regista capace di ragionare come un producer. E questo per la Hollywood contemporanea è oro. La caratteristica forse più potente e clamorosa di Nolan è quella sua capacità di condensare tramite l’arte del montaggio, il meglio di qualsiasi strumento a sua disposizione per una scena. Gli bastano pochi minuti o talvolta secondi, per rendere il messaggio chiaro e intelligibile, tramite immagini e brevi discorsi volti a raccogliere la noce del conflitto, l’atto rivelante di un disegno più grande dei personaggi. Uno dei pochi registi contemporanei che sa come fare dello strumento del montaggio una forma d’arte, riprendendo alcune immagini simbolicamente evocative, tornando spesso su situazioni già viste, offrendo al pubblico però punti di vista diversi, ribaltando spesso e volentieri la prospettiva come un vero e proprio prestigiatore capace di celare astutamente il colpo di scena finale. Ma veniamo ad una personale lista in ordine di preferenza personale, della filmografia del regista, in occasione dell’uscita del nuovo “Odissea”.

1. Inception

Se per Kubrick l’asse centrale della sua filmografia, come ha voluto dimostrare Enrico Ghezzi, è 2001, senza ombra di dubbio, per l’architettura vertiginosa e narrativamente audace, testimonia esserlo Inception per Nolan. Un vero e proprio cubo di Rubik multistrato e intellegibile a più livelli. Si tratta di un film che impone regole rigide e fisiche all’universo onirico, giocando con i sogni in una maniera a cui non aveva pensato nessuno (anche se sotto alcuni aspetti l’influenza di eXistenZ appare evidente, almeno sul piano del dubbio tra ciò che è reale e ciò che non lo è). Inception ci parla anche dei vari piani di realtà della nostra vita terrena. Tocca persino, cosa che nessuno ha individuato, il tema del transurfing, una tecnica pratica di sviluppo personale legata alla fisica quantistica, allo scivolare da spettatori nello spazio delle varianti per imparare ad attirare a sé quello che si vuole e richiede. Quello stesso spazio metafisico controllato da Cobb, il cui motore della storia parte da un lutto, dal senso di colpa per la responsabilità della perdita della moglie a causa di una rischiosissima scelta che come un seme velenoso si è insidiata nella mente della donna: un innesto, lo stesso da cui prende forma il centro nevralgico della storia, la missione della squadra speciale (che somiglia ad una troupe nelle mani di un regista esperto, solo condizionato dalle sue precedenti esperienze) assunta per l’arduo compito per acconsentire al volere del proprietario di una multinazionale che in cambio promette a Cobb il suo ritorno a casa negli Stati Uniti. L’innesto può essere possibile solo scendendo in profondità di almeno tre livelli, il sogno nel sogno, nel sogno. Oltre il quale c’è il fondo, il subconscio, uno sterminato campo di coscienza dove resiste solo la memoria, sempre se non sopravviene prima l’oblio. Il mondo che Dominic e Mal Cobb avevano costruito era finto, potevano scegliere, ma nella realtà no. Così, una volta tornati indietro (come reincarnarsi in questa dimensione per vivere nuove sfide per l’anima) Dom arriverà ad ammettere di aver fatto un innesto nella mente di Mal, ossia convincerla che il nuovo mondo abitato non fosse reale, spingendola malgrado il suo buon intento di base, a togliersi la vita. Pensava, ad esempio, che i loro figli fossero delle proiezioni e che quelli real fossero rimasti intrappolati nell’altra dimensione. Ma a giudicare dal finale, chi stabilisce quale sia il sogno e quale la realtà? Un film capace di fondere fantascienza, thriller, heist-movie, azione e una linea psicoanalitica che attraversa tutta la storia, tra una pausa e l’altra della incredibile missione, nella quale è un continuo volgersi di meraviglie per lo sguardo e i sensi, anche grazie al dilatarsi del tempo. L’architrave pende nella seconda parte più dalla parte dell’action-thriller, con la sequenza nella neve che a più visioni sembra quasi un surplus non tanto necessario ai fini narrativi, ricomponendosi però dentro una struttura d’intersezioni dei diversi livelli, al cardiopalma. Il film esemplare per impegnarsi a comprendere la poetica di Christopher Nolan. Si può partire anche da questo, per poi andare a ritroso e proseguire in avanti.

2. Interstellar

Il film che dimostra a tutti i detrattori del regista, quanto sia da considerarsi falsa l’affermazione secondo la quale i suoi film siano degli sterili esercizi psicologici, algidi e freddi. Il temperamento di “Interstellar” è emotivamente caldo, tangibile. Basti vedere la commovente scena dell’abbraccio del padre alla figlia poco prima di partire per la missione, l’ennesima missione della filmografia di Nolan. Una missione che conduce il pilota Cooper nel cosmo, nel tentativo d’individuare nuovi pianeti abitabili, entrando in un wormhole, nel quale il tempo si dilata incredibilmente, dando l’occasione al regista di giocare con stratagemmi della suspense, innalzando il livello di attenzione del film. La Terra è devastata da tempeste e carestie ma sulla stessa Terra c’è la famiglia di Cooper e un amore per la figlia che rimane incontaminato. Nel mezzo, le teorie del fisico premio Nobel Kip Thorne, che si riducono a brevi trattazioni fondamentalmente utili a comprendere l’evoluzione della storia, il tutto basato su reali equazioni di relatività generale. Il buco nero Gargantua, renderizzato in CGI, segue fedelmente le leggi della fisica ottica che producono delle distorsioni visive accentuate. Ma è il motore emotivo del ritorno a casa dalla figlia che attende invano per anni il proprio padre, a rappresentare il cuore del film. Come mettere assieme “2001” e “Contact”, unendo lo spettacolo quasi lisergico dello spazio alla dimensione umana, con un meraviglioso finale che lascia intendere che se il mondo è ancora in piedi, forse è grazie all’amore che ancora qualcuno prova. Grazie al fatto che qualcuno compie buone azioni per il mondo, in nome dell’amore. Ed è una lezione di portata universale, consegnata tramite un film apparentemente scientifico. Resta un imponente esempio di fantascienza sentimentale anche grazie alle musiche di Hans Zimmer che qui compone veramente il capolavoro della sua straordinaria carriera: quasi sovrasta le immagini donando ulteriore forza dinamica e quasi mistico-religiosa sul piano visivo, accentuando il motore emotivo con un uso massiccio dell’organo a canne, per via del fatto che sembra simulare il respiro umano. Decine di archi, legni, ottoni e percussioni, compongono l’imponente sinfonia da brivido di Zimmer, resa anche intima grazie ad un sofisticato lavoro di missaggio, a completo servizio di un film indimenticabile.

3. Odissea

Il nuovo che avanza per rileggere il vecchio, Omero (o chi per lui, sempre e comunque, un/dei cantastorie). Dalla trama orale a qualcosa di scritto che fluttua nel vento, nelle tempeste volute da Poseidone, nonostante la protezione di Zeus. L’Odissea è per Nolan la summa dei temi e dei motivi della sua filmografia, e per il sottoscritto si guadagna il podio. Si tratta di un film impattante, il più fisico della sua carriera (nel senso letterale), viscerale, violento, con delle sequenze associabili al genere horror di tutto rispetto, genere che il regista vorrebbe trattare appieno (in attesa della scintilla giusta, ammette). Odissea per Nolan è l’odissea di Ulisse e della sua tragica testimonianza sulla guerra e sul modo in cui distrugge l’uomo e intere civiltà. Una riflessione amara che scuote chiunque vi si approcci senza l’ossessione per l’impraticabile fedeltà assoluta all’opera letteraria (un poema epico tramando per via orale, fra l’altro). Odissea per Nolan è uno spettacolo fieramente indisponente, aggressivo come il volto sporco della guerra e lo specchio fuorviante della gloria. Perché in guerra, anche da vincenti, non si è mai vincitori. Alcune sequenze sono da antologia, sovrastando immaginario e risultanti in un solo colpo di tutti gli altri peplum della storia, non solo di quella più recente: il trascinamento del cavallo di Troia sulla spiaggia, le disavventure nell’oceano frastornati dalla frastagliante schiuma marina, le battaglie corpo a corpo sulle isole, l’incontro con la maga Circe che tramuta i guerrieri in maiali con impressionante realismo magico, il passaggio accanto alla tentazione delle sirene (uno degli apici drammatici del film, a livello audiovisivo devastante), il dialogo con i morti che risorgono tutti sporchi di terra e di fango nell’Ade (a mio avviso, la scena più impressionante del film) e naturalmente tutta la lunga sequenza finale della vendetta di Ulisse, di una tensione spasmodica quasi insostenibile, esaltata dalle musiche di Ludwig Goransson che stavolta non brillano particolarmente nel resto del film. Ci si aspettava di più dalla scena del Polifemo che per com’è stato ideato, fa comunque il suo bell’effetto, rispetto a tutti i mostri creati a Hollywood col pilota automatico della CGI. Il montaggio condensa l’essenza dell’opera e del percorso di Ulisse, nel modo migliore possibile, considerando che la fonte è di ben 24 volumi (o meglio canti). Non tutto è stato inserito, non tutti i personaggi sono presenti e non tutti lo sono nella maniera che ci si immaginava (vedi soprattutto Elena di Troia e sua sorella Clitemnestra, oppure Athena, ridotta a qualche suggestiva apparizione) mentre appare sensata l’idea di non inserire Achille che ne l’Odissea appare solo come entità dall’oltretomba. Il viaggio dell’eroe all’ennesima potenza rivisitata. Un cammino, quello di Ulisse, che poi al cospetto della sconfitta dell’animo, lo conduce di fronte all’ipotesi proiettiva di un nuovo inizio. Esattamente come avviene per gran parte degli eroi/antieroi della filmografia di Nolan.

4. The Prestige

Promessa, svolta, prestigio. Qualcosa di ordinario al servizio dello straordinario, grazie al quale avviene la svolta, mentre il prestigio fa riapparire l’oggetto, o la persona stessa. Si tratta di un film capace di giocare su più livelli, mascherando abilmente l’artificio, la finzione dal vero. L’accesa rivalità tra gli illusionisti di prima fascia Angier e Borden, viene portata agli apici estremi, come una vera e propria ossessione. Spingersi oltre, fino a confondere i piani della realtà. Tutto, a causa di un incidente del quale uno dei due è stato giudicato responsabile. E se mentre la promessa sembra essere in mano agli interpreti, co-autori con gli sceneggiatori (da menzionare anche il notevole apporto del fratello Jonathan) e con il regista dell’elemento straordinario, il prestigio va a finire del tutto nelle mani del regista che arriva a confondere la narrazione con travestimenti, depistaggi, illusioni, moltiplicazioni prospettiche racchiuse dentro scatole cinesi. Il prezzo di ogni buon numero è il sacrificio, per se stessi, per la famiglia, per l’amore, per la salute, per una sfrenata ambizione. Per gli odiatori seriali del regista, uno dei pochissimi film salvabili. Una dimostrazione, spettacolare e psicologica al contempo, di dove può condurre l’ambizione e la competitività malata. E anche di quanto sia proprio il talento vero a richiedere maggiore sacrificio per la riuscita degli ideali, sprofondando talvolta nella follia, pur di prevalere. Scienza contro magia, carisma contro pura ispirazione, rigore scientifico contro genialità istintuale. Un doppio latente e deformato più dalla ragione che dalla magia stessa.

5. Memento

Il film con cui Nolan rivela il suo genio al mondo. La tecnica rivoluzionaria della struttura narrativa a ritroso è il punto forte del film che impone allo spettatore una ricostruzione, pezzo su pezzo, o appunto su appunto, tatuaggio sopra tatuaggio, degli elementi a favore dell’individuazione dell’assassino della moglie del protagonista Leonard Shelby. Con questa struttura, Nolan fa vivere al pubblico lo stesso problema del protagonista, l’amnesia anterograda (la sua mente si resetta ogni tot minuti, mantenendo i ricordi retrogradi associati al trauma) disorientandoli ripetutamente con ogni sequenza che mostra il punto di partenza della fine della precedente, facendo venire voglia alla fine, di riavvolgere il film e tornare daccapo, con la sensazione addosso che sia sfuggito sempre un dettaglio, da impossibilitati a formare nuovi ricordi. Un’operazione strenuamente innovativa con il thriller psicologico a fungere da genere portante. Guy Pearce incarna alla perfezione lo stato del personaggio, in una delle interpretazioni più convincenti tra tutte le innumerevoli di alto livello presenti nei film del regista.Memento ci dice qualcosa di non banale, oltretutto, riguardo l’inaffidabilità della percezione che abbiamo dei ricordi, la nostra memoria è ballerina anche senza alcun problema, e a non fidarsi ciecamente di ciò che si vede. L’essere umano tende a falsificare le prove, pur di dare manforte alle proprie convinzioni. L’ossessione di Leonard è tutta proiettata alla vendetta e pur di raggiungere quello scopo è disposto a fare qualsiasi cosa, perché è costretto a dover tornare sempre sul trauma, sul motivo scatenante la sua caccia all’uomo. Tutto il processo di avvicinamento alla verità di Leonard, quindi, sembra essere un auto-inganno imposto perché dominato dal sentimento avvelenato della vendetta, facendo del film una straziante riflessione sull’elaborazione del lutto a ciclo infinito, tale da imporre un interrogativo perpetuo: “Chi siamo noi senza i nostri ricordi?”. Dei neonati nel corpo di adulti. Un film magistrale, una delle sceneggiare più geniali della storia del cinema con giusto alcune parti associate ai ricordi in b/n che frenano un poco la smania disumana servita e riverita ma che servono a rendere solida la significazione degli eventi.

6. The Dark Knight

Chi mai si sarebbe immaginato che un cinecomic così tanto idolatrato e trasposto, potesse diventare un immaginario iper-realista di tale portata, ricco di dilemmi morali concretamente reali e un impianto da neo-noir talmente oscuro da non offrire punti di appiglio facili. A rendere nette queste condizioni contribuisce enormemente l’incredibile prova di Heath Ledger, una vera e propria performance che lascia senza respiro. Ogni volta che entra in scena, si ha la netta sensazione che il film decolli letteralmente e lasci spazio a qualsiasi possibile situazione di anarchia assoluta. Diventa imprevedibile, infernalmente mette a dura prova la moralità di ogni detentore e difensore della legge, come Batman. Grande il livello di tutto il comparto tecnico, volto ad offrire una delle più grandi esperienze immersive della cinematografia di Nolan e forse la maggiore di tutto l’universo dei film tratti dai fumetti. Si perde un poco la dimensione fumettosa, comunque indimenticabile, di Tim Burton, ad esempio, ma “Il cavaliere oscuro” di Nolan è senza ombra di dubbio uno dei suoi capolavori che ormai sono tanti. Altro elemento innovativo a favore del film è quello di aver unito un certo immaginario da fumetto ad una estetica da noir e film poliziesco che sembra abbracciare per certi aspetti l’immaginario di “Blade Runner” e per molti altri, a partire da alcune stupefacenti scene d’azione, quello di “Heat”. Il solito Hans Zimmer e James Newton Howard compongono a quattro mani una colonna sonora incessante e dissonante, specie quando anticipa e accompagna l’entrata in scena del Joker. Pietra miliare nei suoi generi di riferimento.

7. Batman Begins/The Dark Knight Rises

Non si può non mettere vicino al pezzo pregiato della trilogia fumettosa, gli altri due film, con una leggera prevalenza per il primo, da dov’è partito tutto l’addestramento umano e fisico di Bruce Wayne. Il film è una vera e propria genesi sull’eroe mascherato, con continui andirivieni temporali tra passato, presente e futuro, prima di entrare nel vivo dell’azione. Gotham City è una dimensione cupa e tangibile che lo diverrà ancor di più nei seguiti. Ciò rende maggiormente credibile l’introspezione psicologica. L’iconica Batmobile è stata ridisegnata con prototipi militari realistici.

La resa dei conti de “Il cavaliere oscuro risorge” è una battaglia per certi aspetti anche più terremotata, con il temibilissimo Bane che mette a dura prova fisicamente e psicologicamente Batman/Wayne. La sua voce (ottima prova ancora di Tom Hardy) sembra provenire dall’oltretomba di una navicella dell’entroterra di un altro pianeta ed è una minaccia davvero credibile. I corpo a corpo sono poi la parte migliore, anche se il ritmo del film non ha la stessa forza degli altri due film, specie del maestoso secondo capitolo. Prevale più lo spettacolo, con un unico showman stavolta (Bane), nonostante l’interessante comparsa di Catwoman (una sexy Anne Hathaway), a tenere uniti gli attentati e gli scontri a fuoco. Il catartico finale, con l’ipotesi Robin, è un’astuta trovata, tipica di Nolan, tale da tenere alto l’hype per anni. Una trilogia di assoluto livello che si impone storicamente come qualcosa d’imprescindibile per l’universo dei DC Comics.

8. Dunkirk

Altra opera monumentale di Nolan, con nuovi elementi d’innovazione nel genere bellico. Completamente, o quasi, annientata la retorica militaristica, a favore dell’ennesima esperienza immersiva della sua filmografia, nella suddivisione del film su tre linee temporali sovrapposte ma distinte: una settimana sulla Terra (sulla spiaggia), un giorno per il Mare (sulle barche civili) e un’ora per il cielo (con i piloti della RAF). Un senso di minaccia costante ma impersonale – i nazisti non vengono mai mostrati in volto – sopraggiunge da ovunque, rendendo l’esperienza qualcosa di palpabile. Un’esperienza che sembra di vivere nel giro di poche ore, conchiusi sul mare e sotto la costante minaccia dei missili aerei, almeno fino a che il nemico non sopraggiunge anche su altri fronti. Sotto certi aspetti, una sensazione simile è paragonabile a quella vissuta nel capolavoro di Terrence Malick “La sottile linea rossa” che ha di più grande quell’afflato lirico ed esistenziale tipico della poetica del regista che rende la vita dell’uomo sulla Terra, paragonabile a quella di un moscerino, sempre in balia di una natura e un contorno umano ostili. In questo film Nolan inizia ad utilizzare in maniera più massiccia le cineprese Imax, offrendo un’esperienza davvero coinvolgente. Per molti, sul podio dei più grandi film di guerra di tutti i tempi.

9. Insomnia

Veniamo al film più sottovalutato di Nolan, quello più lineare e “classico” della sua filmografia. Un remake, fra l’altro, di un film svedese meno noto. Un poliziesco apparentemente tradizionale, e comunque un thriller, che ha dalla sua una notevole capacità d’inquadramento dei personaggi, nelle loro doppiezze vicendevolmente rispecchianti, e un’ambientazione in Alaska, memorabile. Il sole di mezzanotte del villaggio in cui si trovano genera un’atmosfera straniante, diventa un elemento di tensione costante, perché in aperto conflitto con l’oscurità della fase di vita che trascorrono i personaggi. Il film è famoso per contenere l’ultima interpretazione memorabile di Al Pacino. La metafora dell’insonnia che vive il suo personaggio (non a caso, Will Dormer, riuscirà mai a prendere sonno?), e che gli impedisce di mettersi come vorrebbe sulle tracce dell’assassino che lo abbindola, è un modo per scendere negli inganni della psiche (l’effetto Memento è ancora forte nel suo autore). Il confine tra giusto e sbagliato viene divelto e Will smarrisce le coordinate. L’antagonista – un sinistro Robin Williams, a suo agio nei ruoli da psicopatico (vedasi anche One Hour Photo)– si prende gioco di lui ma a tutto c’è un limite. L’ordine e il carattere tornano in cattedra. Magnifica anche l’interpretazione sempre diligente e sul pezzo di Hilary Swank, nel ruolo della collega di Will. Ad avercene di polizieschi così. Per il sottoscritto, nonostante lo abbia messo al nono posto, uno dei più grandi polizieschi e thriller psicologici della storia, a dimostrazione di quanto sia sconfinato il livello della filmografia di Christopher Nolan.

10. Following

L’esordio di Nolan del 1998 è una genialata produttiva prima ancora che narrativa. 6.000 dollari spesi in pellicola 16 mm per un film in bianco e nero con tre protagonisti e qualche figurazione speciale (tutti attori semi-professionisti), tre location, solo luce naturale, riprese di sabato svolte nell’arco di un anno. Per non sprecare la costosa pellicola, le scene venivano ripetutamente provate e filmate poi per un massimo di 2-3 ciak a inquadratura. Un vero e proprio puzzle in embrione dei suoi film successivi. In questa vicenda a doppia mandata, agita da chi osserva su chi agisce, i piani si ribaltano, fino allo scioccante colpo di scena finale. Sulla porta della casa del ladro compare già, in segno premonitore, il simbolo del pipistrello. L’indagine filmica acquisisce i crismi della natura del germe della creazione e del cinema stesso. Uno degli esempi maggiori del valore del cinema indipendente americano che dovrebbe fungere da modello anche per gli esordienti italiani, gli stessi che si lamentano dei budget degli americani, esordendo con budget di almeno 500.000 euro, senza imparare a fare film con pochi mezzi, appresso a modelli di film che ricalcano perlopiù le produzioni di stampo televisivo, senza quella ricerca artistica di cui registi come Nolan, e molti altri prima ancora di lui, sono stati fautori e innovativi precursori.

11. Oppenheimer

Il film che ha permesso di vincere finalmente l’oscar a Nolan è una grande opera cinematografica, nella quale però gli elementi portanti che hanno reso unici i film di Nolan, passano più in secondo piano, a favore di una narrazione più “logica” che non a caso, ha convinto di più proprio i detrattori. Si tratta di un biopic romanzato, basato su un libro, che gioca abilmente con il thriller di spionaggio politico, reggendosi su una lunga parte che è fulcro della narrazione, riguardante il processo a Robert Oppenheimer. Il film esplora il peso morale, angosciante, dell’inventore della bomba atomica, colui che si porta appresso il fardello di aver contribuito alla potenziale distruzione del mondo, perché qualsiasi geniale invenzione fatta per “nobili” propositi (Robert avrebbe voluto usarla solo per porre fine alla guerra con i nazisti, sterminandoli), se messa nelle mani sbagliate, può condurre a tragedie di portata colossale. Il film segue questo filo introspettivo, mentre i test della bomba e i giudizi del privato e del pubblico, si fondono in maniera pur sempre magistrale. Si tratta solo di un film un poco meno “nolaniano” e per questo forse meno amato, anche per via del fatto che fare un film sul creatore della bomba atomica, può essere un’arma a doppio taglio dal punto di vista morale. Comunque sia, Cillian Murphy, lo incarna magnificamente, con tutti i suoi tormenti. Alcune scene mescolate a ricordi, non acquisiscono la stessa efficacia dei momenti di stasi degli altri suoi film e complessivamente risulta un film discontinuo. Sta di fatto che a molti il film ha colpito e lasciato il segno ugualmente, a dimostrazione che quando un regista è grande, anche i suoi film “minori”, per modo di dire, riescono a penetrare l’intelligenza di quel pubblico che sceglie di andare al cinema senza pregiudizi, lasciandosi manovrare dalle traiettorie del film.

Disamina approfondita, film per film, della stupefacente filmografia di Christopher Nolan.

12. Tenet

Di gran lunga, il film meno riuscito della filmografia di Nolan. A primo impatto, sembra essere stato realizzato con gli “outtakes” del suo film messo al primo posto “Inception”. Non esente da due o tre sequenze di dinamico rilievo, il film risente di una narrazione troppo arzigogolata, alla quale non viene data sufficiente credibilità stavolta, e a ripetizioni di motivi di montaggio tipici del regista che invece di fluire in modo sinuoso come avviene nelle sue cose migliori, diventano ridondanti e noiosi. L’arditezza visiva secondo la quale passato e futuro collidono su un solo piano temporale, è visivamente ben resa ma non immessa dentro una struttura di montaggio che avvince e convince. Peccato soprattutto per le buone interpretazioni di John David Washington e Robert Pattinson. Ma una battuta d’arresta dentro una tale filmografia, può starci. Se paragonata ad altri film fantascientifici d’azione hollywoodiani, ci fa persino una bella figura. Questo è un certo Christopher Nolan. Questo è uno dei massimi registi contemporanei.

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