Stagioni – Summer of ’42

Scena clou

Dorothy ha appena avuto una dolorosissima notizia e si consola con l’adolescente che si è preso una cotta per lei. Hermie la osserva sempre da lontano, sa quasi tutto di lei, quando va, quando viene e torna. E sembra essere successo tutto così facilmente, tuttavia, con una certa autorevolezza. Sono soli in casa, nella penombra. La donna ha perso il suo bellissimo sorriso che tanto amorevolmente aveva accolto la disponibilità del ragazzo, accentuando il suo desiderio sessuale con piccole grazie e pose provocanti. Così, il dolore della donna scivola lentamente addosso al collo e allo sguardo attonito del giovane Hermie. Quel dolore si stempera nel silenzio di una casa vuota che in quella situazione non solo si è fatta buia ma è diventata nera. La donna, con docilità, si scioglie, concedendosi all’incredulo adolescente. Lei si toglie gli indumenti e il tempo sembra fermarsi, ammaliato dalla sua grazia. Scorre tutto molto lentamente e nel silenzio assoluto, non una nota musicale, non un rumore, neanche di un passo. Dorothy compie quei gesti come se si stesse spogliando per l’ultimo uomo della troupe che si trova più lontano di tutti gli altri dalla macchina da presa e ha bisogno di tempo per arrivare a lei. Dentro questa scena c’è tutta l’attenzione per l’intimità degli sguardi e dei corpi, quasi invisibili, di Robert Mulligan.

Il regista

Robert Mulligan è americano ma nel corso della sua carriera ha sviluppato uno sguardo europeo, una sensibilità nordica. Con Summer of ‘42 sceglie il tono esatto senza farlo diventare perdizione. Il senso di abbandono che si respira sulle note finali rispecchia gli anni di guerra, la solitudine, la disperazione che nel corso di tutto il film ben si nasconde dietro una gradevolissima nostalgia del tempo perduto, come se si stesse guardando un documentario sentimentale. Questo aspetto in particolare è reso in una chiave meno impegnata e meno psicologica rispetto agli altri suoi due film maggiori (vedi To Kill a Mokingbird e The Other), anticipando il tono di Stand By Me.

Jennifer O’Neill

La splendida Dorothy era ventenne all’epoca, anche se sembra essere più grande. La sua grazia nel muoversi e nel porsi è determinante per il successo del film che senza la bellezza della O’Neill, molto probabilmente, non avrebbe persuaso lo stesso pubblico. Avrà pochi altri ruoli significativi in futuro, qualche incursione in Italia con Visconti e Zampa e il memorabile Scanners di David Cronenberg.

L’Aneddoto

Herman Raucher scrisse il soggetto nel 1959 ma il film venne realizzato solo dieci anni dopo, per insistenza con la Warner di Mulligan. Raucher fu pagato in percentuale soltanto dopo l’uscita del film e fu convinto a scrivere un romanzo che ultimò in tre settimane, riuscendo a mandarlo in stampa prima dell’uscita nelle sale dello stesso film da lui sceneggiato. Divenne un bestseller.

Lo scenario

Ambientato nella immaginaria Packett Island, sulla costa del New England, ma le riprese si sono svolte in California, con le coste di Mendocino e Fort Bragg a imprimere il giusto immaginario trasognato grazie alla fotografia di Robert Surtees (Mogambo, Ben Hur, La Caccia, Il Laureato, The Last Picture Show, The Sting).

Una Massima per il Film

Lei è come il tempo. Sfugge, è preda degli eventi. E tuttavia, si imprime indelebilmente.

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